Ci sono momenti che meritano di essere raccontati e diffusi. Uno di questi lo abbiamo di recente vissuto alla Fondazione Sant’Anna e Santa Caterina di Bologna: nella sala dei laboratori un ospite anziano prende tra le mani un pezzetto di creta, plasmandolo gli dà una forma per lui significativa.

Accanto a questa persona altri residenti lavorano la creta. Così la materia prende forma lentamente e insieme emergono ricordi, emozioni, racconti di vita. 

In queste scene semplici ma preziose sul piano umano e sociale si cela forse una risposta alla espressione “Mente versus Cuore” dove la mente si riferisce alla ragione (logica, calcolo) e il cuore al sentimento (intuizione, desideri ed emozioni). 

Se è vero che la mente organizza e pianifica è il cuore che, in un luogo di cure e assistenza come la Fondazione Sant’Anna e Santa Caterina, permette alle persone, di tutte le età, di sentirsi ancora protagoniste della propria vita.

La Fondazione, che ha compiuto nel 2025 il suo centocinquantesimo anno, rappresenta una delle realtà sociosanitarie più longeve del territorio bolognese nell’assistenza e nella presa in carico di anziani ma anche di persone con disabilità. 

La sua missione va oltre la qualità e la logica, seppur presente e necessaria, delle cure sanitarie. L’obiettivo è costruire un benessere globale nella sua accezione più ampia: sociale, relazionale, culturale e umana. Una dimensione complessa a cui tutti i giorni dell’anno, lavora una équipe multiprofessionale qualificata e aggiornata mettendo in campo cuore e competenze. 

In una società che spesso identifica la fragilità con la perdita di autonomia, la Fondazione propone una visione diversa. La persona viene posta al centro non soltanto come destinataria di cure, ma come portatrice di esperienze, capacità, sensibilità e desiderio di relazioni sociali. Dunque gli viene riconosciuto un ruolo attivo e propositivo anche nelle scelte e nelle decisioni, come quelle relative alle passioni e agli hobby preferiti. 

È in questo contesto che si inserisce il progetto “Dialogo con la Terra – Una conversazione con… creta”, il laboratorio artistico e creativo condotto dal professor e critico d’arte Paolo Gualandi dell’Associazione Francesco Francia che ha riscosso grande successo tra i residenti della Fondazione Sant’Anna e Santa Caterina. 

L’iniziativa ha accompagnato i partecipanti in un percorso esperienziale alla scoperta del legame tra persona, materia e natura. Attraverso la lavorazione della creta, ciascun partecipante ha potuto esprimere emozioni, ricordi e percezioni in modo spontaneo e autentico. Le opere realizzate sono poi diventate protagoniste di un allestimento, visibile in struttura, che di fatto restituisce alla comunità il valore di un’esperienza capace di unire creatività, inclusione e benessere. Un progetto che va oltre i singoli obiettivi per abbracciare la persona nelle dimensioni più impercettibili ma che gli operatori della cura hanno il compito di proteggere e valorizzare. 

Il significato più profondo del progetto non risiede soltanto nel risultato artistico. Risiede infatti nel processo. Nel gesto delle mani che si muovono liberamente, nella possibilità di creare e nella scoperta che la bellezza può nascere anche da quelle che la società, sbagliando, etichetta come fragilità.

In progetti come questi, la contrapposizione netta tra mente e cuore perde significato.

La mente è presente nella professionalità degli operatori, nell’organizzazione dei servizi, nell’attenzione clinica e assistenziale. Il cuore emerge nella capacità di ascoltare, di costruire relazioni autentiche e di offrire opportunità che valorizzano la persona nella sua interezza.

Alla Fondazione il cuore è alla base del nostro agire che si traduce in un costante e concreto impegno verso l’accessibilità e l’inclusione delle disabilità.

Ne è un chiaro esempio il recente accordo di collaborazione tra la Fondazione Sant’Anna e Santa Caterina e l’Ente Nazionale Sordi, sezione provinciale di Bologna. Un’intesa che unisce due storiche istituzioni cittadine attorno a un obiettivo condiviso: abbattere le barriere comunicative e promuovere una partecipazione sempre più ampia alla vita sociale e culturale.

Non si tratta soltanto di una collaborazione formale. È la testimonianza di una visione che considera l’inclusione un valore concreto e quotidiano. Rendere accessibili gli spazi, le attività e le relazioni significa riconoscere la dignità di ogni persona e il suo diritto a sentirsi parte della comunità.

Anche in questo caso, mente e cuore procedono insieme. 

Da una parte la progettazione di strumenti e percorsi innovativi; dall’altra la consapevolezza che ogni intervento acquista significato soltanto quando mette al centro la persona.

La cura delle fragilità può così trasformarsi in un’esperienza di bellezza.

Proprio la bellezza continuerà a essere protagonista anche nei prossimi mesi grazie al prosieguo del progetto “Bellezza e Futuro”, la galleria d’arte contemporanea allestita già da qualche anno negli spazi interni e nel giardino della struttura di Via Pizzardi. L’iniziativa, nata per portare l’arte nei luoghi della cura e creare occasioni di incontro tra residenti, familiari, operatori e cittadini, proseguirà quest’anno con esposizioni e nuovi percorsi culturali. Per l’occasione saranno coinvolti ulteriori artisti dell’Associazione Francesco Francia, dando continuità a un progetto in cui l’arte diventa uno strumento di partecipazione, dialogo e crescita collettiva.

Nuove opere entreranno negli spazi della Fondazione non come semplici oggetti ed elementi decorativi, ma come occasioni di relazione e confronto. Perché l’arte, quando incontra la vita quotidiana delle persone, riesce a generare domande, emozioni e nuove connessioni.

È bene ricordare che la cura autentica non riguarda soltanto il corpo, ma anche la mente, i desideri e i bisogni sociali della persona. Per questo, nelle professioni di cura, il cuore non è un elemento accessorio: è la condizione che permette alla competenza di trasformarsi in benessere, dignità e qualità della vita.

Perché chi vive una condizione di fragilità non ha bisogno soltanto di essere curato ma ha bisogno di sentirsi guardato, ascoltato e accolto nelle sue fragilità. 

E il cuore, quando sa accompagnare la mente, diventa la forma più alta della cura.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato sul numero di Luglio de “La Bazza”, rivista di Succede solo a Bologna ed è sfogliabile da pag. 39